Direttive UEFA sulla multiproprietà: i club non ancora a norma

Le norme che disciplinano i tornei di Champions, Europa e Conference League sono cambiate. Le ultime disposizioni UEFA vietano la multiproprietà e obbligano i club a sanare eventuali posizioni irregolari entro il 3 giugno. A rischio Girona, City e potenzialmente anche Nizza e Manchester United, in attesa dei verdetti di fine stagione.
Pietro Romeo, Author at imiglioricasinoonline.net Scritto da: Pietro Romeo

Pubblicato il: 24.05.2024

UEFA Champions League

Le linee di condotta nel dettaglio

Dopo l’approvazione dell’innovativa formula a girone unico per i tornei internazionali 2024/25, l’organo ufficiale delle federazioni calcistiche europee ha divulgato le guideline relative alla questione “multiproprietà”. Le direttive presenti nell’articolo 5.01 indicano chiaramente il divieto per qualunque soggetto e/o entità fisica e giuridica di controllare finanziariamente più squadre partecipanti alle competizioni UEFA.

La documentazione fa riferimento al concetto di “influenza”, specificando i parametri secondo i quali quest’ultima può ritenersi ”decisiva”. Nella fattispecie, si menzionano come figure problematiche eventuali azionisti maggioritari con quote superiori al 10% in più club, sponsor esterni con contratti pari al 30% degli introiti societari e dirigenti con diritti speciali che possono incidere direttamente sulle decisioni dell’esecutivo.

Nulla di nuovo sotto il sole, a dire il vero: si tratta di norme comuni atte a scongiurare ciò che può essere definito un banale conflitto di interessi, sul quale pesano però anche le ripercussioni eventuali sul settore delle scommesse sportive. Tanto è bastato a mettere in allarme alcune squadre più o meno titolate, che adesso hanno pochissimo tempo per correre ai ripari.

Blind trust: l’unica opzione ad oggi possibile

La recente quanto inaspettata qualificazione in Champions del Girona ha fatto tornare l’argomento “multi-club ownership” in auge. Il club spagnolo – militante in Segunda División fino al 2022 – appartiene infatti al City Football Group, holding al contempo proprietaria del ben più titolato Manchester di Guardiola. Non si tratta tuttavia delle uniche due squadre a rischio: un caso simile potrebbe verificarsi anche in Europa League.

Nella seconda competizione europea in ordine di importanza, il già qualificato Nizza – acquistato da Jim Ratcliffe nel 2019 – potrebbe infatti incrociare nel suo cammino lo United, club di cui lo stesso magnate possiede il 25%. Situazioni in effetti già viste, considerando quanto accaduto lo scorso anno a Tolosa e Milan, club obbligati a modificare i rispettivi assetti societari per partecipare ai tornei 2023/2024.

Allo stato attuale, le strettissime tempistiche imposte per la messa in regola delle squadre irregolari costringerebbero gli azionisti di maggioranza a vendere quote in poche settimane, cosa non fattibile. Per tale motivo la stessa UEFA concede un escamotage: il blind trust, ovvero la consegna temporanea delle società a terze parti indipendenti a tutela degli interessi dei singoli club.

Giornalista freelance con alle spalle importanti collaborazioni con testate tra cui Il Fatto Quotidiano e La Stampa, dal 2014 mi sono avvicinato al mondo del gambling e iniziato a scrivere articoli a tutto tondo anche su questa tematica.